Le chitarre di Jimmy Page: l’evoluzione del suono dei Led Zeppelin

Quando si parla del suono dei Led Zeppelin, spesso si parte dalla potenza: volume, peso, eccesso. Ma un modo più rivelatore per comprendere la band è osservare le chitarre di Jimmy Page, non come oggetti, ma come scelte.

Ogni strumento che Page ha impugnato ha segnato uno spostamento di linguaggio, di ambizione, di identità. Seguendo attentamente queste scelte, la storia dei Led Zeppelin si racconta da sola.

Questa non è una checklist di strumenti. È una storia di visione.


Prima dei Led Zeppelin: Page come architetto, non come eroe

Molto prima che esistessero i Led Zeppelin, Jimmy Page aveva già interiorizzato qualcosa che molti chitarristi rock non avrebbero mai compreso del tutto: lo studio di registrazione è uno strumento.

Come uno dei turnisti più richiesti nella Londra di metà anni Sessanta, Page imparò come il suono si comporta negli ambienti, su nastro, attraverso i microfoni. Arrangiamento, posizionamento, tessitura sonora: questi erano i suoi veri strumenti.

Quando nel 1968 nascono i Led Zeppelin, Page non sta semplicemente cercando una band. Sta costruendo un sistema.


Led Zeppelin I: la Telecaster e la reinvenzione del blues rock

La chitarra dominante su Led Zeppelin I non è la celebre Les Paul, ma una Fender Telecaster, affilata, essenziale, spietata.

Questa scelta è fondamentale. La Telecaster dà all’album immediatezza: ritmiche taglienti, linee soliste pungenti, slide ruvido e diretto. È blues, sì, ma privo di nostalgia. Brani come Communication Breakdown non si adagiano nella tradizione: la trasformano in un’arma.

In questa fase i Led Zeppelin sono ancora radicati nel blues, ma ne stanno già riscrivendo la grammatica.


Led Zeppelin II: la Les Paul e la nascita dell’hard rock moderno

Il passaggio alla Gibson Les Paul “Number One” non è un dettaglio estetico. È un evento storico.

Con Led Zeppelin II, Page scopre la massa sonora: medi più densi, distorsioni sostenute, riff che sembrano architetture piuttosto che decorazioni. Whole Lotta Love e Heartbreaker non suonano semplicemente più pesanti: instaurano un nuovo rapporto fisico tra chitarra e ascoltatore.

È qui che l’hard rock diventa un linguaggio e non solo una questione di volume.

La Les Paul non cambia solo il timbro. Cambia il peso dell’idea.


Led Zeppelin III: chitarre acustiche, memoria folk e ritiro

Dopo l’intensità del successo globale, Page compie un gesto inatteso: si ritira. A Bron-Yr-Aur, un cottage isolato nel Galles, lui e Robert Plant riscoprono gli strumenti acustici: sei e dodici corde, mandolino, arpeggi delicati.

Led Zeppelin III spiazza le aspettative, rinunciando alla potenza in favore dell’intimità e della tradizione. Qui la chitarra diventa uno strumento narrativo. I brani respirano. Il silenzio ha valore. La musica attinge al folk inglese, ai modi celtici, a ritmi antichi.

I Led Zeppelin smettono di essere soltanto una rock band. Iniziano a diventare creatori di miti.


Led Zeppelin IV: una band, tutti i mondi

In Led Zeppelin IV tutto converge. Delicatezza acustica, forza elettrica, radici blues, ambizione mitica convivono nello stesso spazio. La celebre Gibson EDS-1275 a doppio manico non è un eccesso scenico: è una necessità. Stairway to Heaven richiede identità multiple in un’unica esecuzione.

Simbolicamente, quello strumento dice tutto: folk e rock, intimità e spettacolo, contenimento ed esplosione. Page non mette più al centro il virtuosismo. Dirige la forma.


Houses of the Holy: quando la chitarra si dissolve nella texture

In Houses of the Holy, Page smette di rivendicare centralità. La chitarra diventa atmosferica: stratificata, processata, talvolta quasi irriconoscibile come voce principale. Accordature aperte, effetti discreti, voicing sottili rivelano un musicista a suo agio con l’assenza.

La chitarra non pretende più attenzione. Sostiene atmosfera, colore, movimento. È la sicurezza di chi non ha più bisogno di dimostrare nulla.


Physical Graffiti: l’enciclopedia Zeppelin

In Physical Graffiti, le chitarre di Page non segnano più un’evoluzione. Segnano una memoria. Tutto coesiste: riff devastanti, armonie stratificate, ritmi funk, epopee acustiche, sperimentazione in studio.

È la band in scala mitica, che si espande lateralmente più che in avanti.


Presence: la chitarra come struttura portante

Presence è crudo, essenziale, quasi aggressivo. Con Robert Plant infortunato e la band sotto pressione, Page si affida quasi esclusivamente alla chitarra elettrica. Nessun ornamento. Nessun conforto.

Achilles Last Stand è implacabile: linee di chitarra intrecciate come travi portanti. La chitarra non è più espressiva. È funzionale. È musica di sopravvivenza.


In Through the Out Door: quando la chitarra si fa da parte

Nell’ultimo album, la chitarra arretra. Le tastiere dominano. Page contribuisce con parsimonia, talvolta con riluttanza. Questa assenza è eloquente: i Led Zeppelin non erano una band che potesse funzionare in automatico. Quando la visione architettonica centrale si affievolisce, la struttura si allenta.


Riflessione finale: perché Jimmy Page non è solo un guitar hero

Leggere i Led Zeppelin attraverso le chitarre di Page rivela qualcosa di più profondo della tecnica o del timbro. Page sa quando guidare, quando sostenere, quando scomparire. Il suo genio non risiede nella velocità o nell’esibizione, ma nella forma, nella misura, nel controllo narrativo.

Le chitarre non sono trofei. Sono strumenti di significato.

Jimmy Page è un compositore che ha scelto sei corde come linguaggio.

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