Ci sono album che puntano a conquistarti subito, e altri che invece chiedono tempo, attenzione e più di un ascolto prima di rivelarsi davvero. Los Thuthanaka, esordio omonimo dei Los Thuthanaka, appartiene chiaramente alla seconda categoria: un disco che non cerca il consenso immediato, ma costruisce un mondo sonoro tutto suo, spesso spigoloso, spesso magnetico.
Ed è proprio questo che rende interessante anche il dibattito attorno al suo successo critico. Se qualcuno lo considera il miglior album del 2025, si capisce il perché. Ma metterlo addirittura al primo posto, come scelta assoluta, può sembrare una valutazione un po’ estrema.
Un disco che vive di atmosfera più che di immediatezza
La prima cosa che colpisce di Los Thuthanaka è la sua identità. Non è un album che si lascia incasellare facilmente. Dentro ci senti suggestioni ritmiche profonde, una ricerca timbrica costante, una certa tensione tra suono organico e costruzione più astratta. Non dà quasi mai all’ascoltatore un appiglio semplice: preferisce lavorare per stratificazioni, per trance, per ripetizione, per piccoli dettagli che emergono poco alla volta.
Questo rende l’ascolto particolare. Più che una sequenza di canzoni da ricordare subito, il disco sembra voler costruire un’esperienza compatta, immersiva, quasi rituale. È uno di quei lavori che funzionano soprattutto quando li ascolti per intero, lasciandoti trascinare nel loro flusso invece di cercare il singolo momento “forte” o il ritornello che resta in testa.
Il vero punto di forza è la produzione
Se c’è un aspetto in cui l’album convince davvero, è il suono. La produzione ha personalità: non è rifinita in modo freddo o patinato, ma neppure confusa. Ogni scelta sembra studiata per mantenere il disco in una zona di tensione costante, dove nulla è completamente stabile e tutto contribuisce a creare atmosfera.
Ci sono percussioni che sembrano arrivare da lontano, voci trattate come elementi ambientali più che come semplice centro del brano, riverberi e spazi sonori che ampliano la percezione del disco. È un album pieno di dettagli che non si colgono subito, e infatti cresce con il tempo. Più lo riascolti, più ti accorgi di quanto lavoro ci sia dietro alla costruzione di quel suo equilibrio instabile.
Un album importante, ma non necessariamente il migliore
Il punto, però, è proprio questo: essere originale e coraggioso non basta automaticamente a fare di un disco il migliore dell’anno. Los Thuthanaka è senza dubbio un album interessante, ambizioso e artisticamente forte, ma è anche un lavoro poco immediato, poco accogliente e a tratti persino ripetitivo. In alcuni momenti la sua ricerca sembra avere più peso della sua capacità di coinvolgere davvero sul piano emotivo.
Per alcuni ascoltatori questo sarà un pregio assoluto: il segno di un’opera che non scende a compromessi. Per altri, invece, sarà il suo limite principale. Perché un grande album non deve per forza essere facile, ma dovrebbe comunque riuscire a lasciare un’impronta anche oltre la sua idea estetica. E qui il disco, pur rimanendo affascinante, non sempre riesce a trasformare la propria ambizione in qualcosa di davvero memorabile in ogni passaggio.
Perché il primo posto può sembrare esagerato
Capisco perfettamente perché una certa critica lo ami: è il classico album che premia l’ascolto attento, che sembra parlare un linguaggio originale e che dà la sensazione di muoversi fuori dalle formule più prevedibili. È il tipo di disco che i critici spesso adorano perché rappresenta una presa di posizione, un gesto artistico netto, una visione.
Ma proprio per questo il primo posto assoluto può sembrare eccessivo. Non tanto perché il disco non abbia qualità, ma perché il concetto di “miglior album dell’anno” di solito porta con sé anche un’idea di completezza, impatto e capacità di durare. Los Thuthanaka è certamente uno dei dischi più particolari e coraggiosi del 2025, ma non per forza quello che meglio sintetizza tutto ciò che un grande album può essere.
Verdetto finale
Los Thuthanaka è un album che merita attenzione. È un lavoro che ha un’identità precisa, che non suona derivativo e che prova davvero a creare uno spazio sonoro personale. Non è un ascolto immediato, e probabilmente non è nemmeno un disco che metteresti in cima alla tua lista senza esitazioni. Però è uno di quegli album che, nel bene o nel male, non passano inosservati.
Per questo la definizione più giusta, forse, è questa: non è assurdo considerarlo uno degli album più interessanti del 2025; considerarlo il migliore in assoluto, invece, sembra una scelta più ideologica che realmente condivisibile da tutti.
Voto: 8/10